Come ho venduto Bitzuma in cinque mesi
Da maggio a ottobre 2025, dall'idea alla firma. Una micro exit, e il motivo vero per cui l'abbiamo chiusa mentre stava ancora funzionando.

Bitzuma è nata a maggio 2025 ed è stata venduta a ottobre. Una testata di news, analisi e interviste sul mondo crypto, costruita in tre e venduta in cinque mesi.
Micro exit, e lo dico senza girarci intorno: la cifra non è il punto di questa storia. Il punto è che i due anni precedenti non avevano prodotto niente che qualcuno volesse comprare, e cinque mesi sì. E che l'abbiamo venduta mentre stava ancora crescendo, per un motivo che con i numeri non c'entra niente.
Perché è andata così veloce
Prima la parte onesta, quella che di solito viene omessa in questo tipo di racconti: non siamo partiti da zero.
Avevamo notato che i magazine web3 erano business profittevoli. Invece di aprire un dominio nuovo e aspettare un anno che Google si accorgesse di noi, abbiamo comprato un dominio che aveva già un buon domain rating. È una scorciatoia legittima e costa, ma va detta, perché senza quella premessa i cinque mesi sembrano un miracolo di esecuzione e non lo sono.
Il resto della velocità è venuto da 21BJ, nel senso più letterale. Tutto quello che nel primo progetto ci era costato mesi, in Bitzuma è stato immediato:
- Setup di dominio, mail, brand e grafiche, che la prima volta era stato un cantiere
- I contatti nel mondo crypto, che avevamo già e non abbiamo dovuto costruire
- Le decisioni operative, prese in ore invece che in call da un'ora e mezza
Eravamo solo noi tre, senza team da coordinare. Due anni di errori pagati si sono trasformati in cinque mesi di esecuzione pulita, ed è la dimostrazione più concreta che ho che il fallimento precedente un ritorno lo ha avuto.
Solo i progetti conclusi. Il tempo speso non ha predetto l'esito.
La competenza che mi sono portato via
Su Bitzuma ho imparato la SEO. Non a livello di articolo letto una sera: domain rating, ricerca di keyword, link building, digital PR, come si struttura un pezzo perché Google lo trovi, quanto guadagna davvero un blog e attraverso quali canali.
È la cosa che oggi uso ovunque. Su Startupage, su Calally, su questo sito che stai leggendo. E la sto estendendo all'ottimizzazione per i motori AI, che è la versione 2026 dello stesso problema: farsi trovare da chi cerca, adesso che chi cerca ha cambiato strumento.
Se dovessi mettere un valore sui cinque mesi di Bitzuma, il prezzo di vendita sarebbe la voce meno importante.
Cosa guarda chi compra, in ordine
Trattare la vendita è stata la parte più istruttiva. Chi compra un progetto online non compra il tuo lavoro, compra un flusso che continua senza di te. In ordine di quanto pesava nelle conversazioni:
- Da dove arriva il traffico, e quanto è concentrato. Un progetto che vive al 90% su un canale vale quanto la prossima modifica dell'algoritmo di quel canale.
- Quanto sono ricorrenti le entrate. Non l'importo: la prevedibilità.
- Quante ore a settimana servono per farlo girare. Se la risposta è "dipende", vale meno.
- Cosa si rompe quando esci tu. Se il progetto è la tua faccia, non è vendibile: è un lavoro che stai cercando di girare a qualcun altro.
- Il codice. Per ultimo, e in una testata quasi per niente.
I primi quattro punti si costruiscono dal primo giorno o non si costruiscono affatto. È anche il motivo per cui 21BJ non era vendibile: non era un progetto da far girare, era un progetto da rifare.
Nel bilancio 2025 delle compravendite di business online, Flippa scrive che profittabilità verificata, prevedibilità operativa e posizionamento difendibile hanno sostituito la narrazione e il momentum come motori principali della valutazione, e che i compratori professionali chiedono sempre più documentazione contabile e operativa di livello istituzionale. Tenere i numeri in ordine dal primo giorno non è burocrazia, è la differenza tra trattare e giustificarsi.
Perché l'abbiamo chiusa mentre funzionava
E qui arriva la parte difficile da scrivere.
Bitzuma non è finita perché non funzionava. Le revenue c'erano e non erano male, il traffico cresceva, e con più tempo e qualche investimento sarebbe potuta diventare una testata profittevole. La SEO però chiede tempo, e i ricavi non bastavano a mantenere tre persone.
Ma quella è la ragione contabile, non la ragione vera.
La ragione vera è che si era rotto qualcosa prima. Bitzuma era nata da una necessità, non da un desiderio: non ci era andata giù la chiusura di 21BJ e Sp3llbound dopo tutto quel sacrificio, e sentivamo di dover fare qualcosa. Dopo due anni e mezzo passati insieme ogni giorno sulla stessa cosa, la fiamma si era spenta.
Dopo un fallimento la reazione naturale è ripartire subito per non stare fermi. Ma la cosa che parte per necessità, e non per desiderio, raramente regge. Non perché sia un progetto peggiore: perché tu non sei nella condizione di portarlo dove va portato.
Vendere è stato anche il modo pulito di sciogliere il gruppo. I tre hanno preso strade diverse: uno è uscito dal tech ed è diventato un influencer di sport, che era la sua passione vera; uno è passato dall'altra parte del tavolo, nel venture capital; io sono rimasto a costruire, ma da solo.
È stato l'addio imprenditoriale. Siamo ancora amici e ci vediamo, il che secondo me dice che l'abbiamo chiusa al momento giusto.
Domande frequenti
Per quanto hai venduto Bitzuma?
I termini dell'accordo non sono pubblici. È stata una micro exit, e lo dico apertamente: la soddisfazione non è stata la cifra, è stata vedere come funziona il processo dall'interno, dal trovare l'acquirente al trattare il prezzo al chiudere.
Cinque mesi sono un tempo normale per un exit?
No, sono pochi. Ma non siamo partiti da un dominio nuovo, e questo cambia parecchio il confronto. Con un progetto costruito davvero da zero i tempi sono un altro ordine di grandezza.
Perché avete venduto un progetto che stava crescendo?
Perché era nato da una necessità e non da un desiderio, e dopo due anni e mezzo insieme sulla stessa cosa non ci credevamo più. Le revenue c'erano e il traffico cresceva, ma nessuno dei tre aveva più voglia di portarlo dove sarebbe dovuto andare. Continuare così sarebbe stato peggio per il progetto e per noi.
Consiglieresti di costruire pensando all'exit?
No, ma consiglierei di costruire le quattro cose che un compratore guarda, perché sono le stesse che rendono un progetto sostenibile mentre lo tieni. Traffico non concentrato, entrate prevedibili, poche ore per farlo girare e niente che dipenda solo da te. Se poi non vendi, hai comunque un progetto migliore.
Guglielmo Vaccaro
Startupper e solopreneur. Costruisco prodotti da zero, da solo e senza investitori. Racconto il processo mentre succede, errori compresi.
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