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Build in public

Da co-founder a solo founder, e perché ora costruisco da solo

Tre progetti con due amici d'infanzia, due chiusi e uno venduto. Perché adesso lavoro senza soci, cosa mi manca davvero e perché non è per sempre.

Guglielmo Vaccaro
Una persona che lavora al computer a un tavolo lungo, con due sedie vuote disegnate a tratteggio ai lati.

Ho fatto tre progetti con le stesse due persone, amici d'infanzia: 21BJ, poi Sp3llbound Studios e Bitzuma. Due li abbiamo chiusi, uno lo abbiamo venduto.

Da ottobre 2025 costruisco da solo. Prima Startupage, poi Calally cinque mesi dopo, entrambi ancora vivi.

Non è stata una rottura e non è una posizione ideologica. È una scelta pratica, presa in un momento in cui non avevo molta voglia di prendere scelte, e vale per adesso.

Il mese e mezzo in cui non sapevo cosa fare

Bitzuma venduta, le strade dei tre divise, e io per un attimo fuori dal mondo tech senza la più pallida idea di cosa fare dopo.

Sono stati uno o due mesi con l'umore a terra, un po' di depressione dentro. Lo scrivo perché è successo e perché tacerlo renderebbe finto tutto il resto, ma lo ridimensiono anche: nella vita c'è di molto peggio. Era un brutto momento di lavoro, non una tragedia.

A sbloccarlo sono state due cose che sono arrivate insieme. La prima è che l'AI per il grande pubblico stava diventando davvero interessante. La seconda è che ho scoperto il mondo dei solopreneur, americani ed europei, gente che costruisce progetti interi da sola.

Mi è rimasto impresso un video di Marc Lou, il francese che ha creato ShipFast, in cui raccontava un suo fallimento e il periodo di buio che ne era seguito. La reazione, testuale, è stata: allora non sono l'unico in queste situazioni qua.

Non è un gran contributo intellettuale, lo so. Ma quando sei convinto di essere l'unico ad aver sbagliato in quel modo, vedere qualcuno che lo dice ad alta voce sposta più di dieci consigli.

Il paradosso del cofounder

La domanda che mi fanno più spesso è perché non trovo un socio nuovo. La risposta è la cosa più scomoda che ho da dire su questo argomento.

Con i miei due soci avevo una fiducia totale. Non l'espressione da LinkedIn: avrei potuto lasciargli un milione sul conto e andarmene, senza pensarci un attimo. Sapevo esattamente come ragionavano e loro sapevano come ragionavo io, perché ci conoscevamo da quando eravamo bambini.

Con una persona nuova quella cosa non c'è. E costruirla richiede anni che, mentre stai costruendo un prodotto, non hai.

Quindi il paradosso è questo: la cosa migliore che avevo nei cofounder è esattamente quella che li rende impossibili da sostituire. Non è che non voglio soci. È che ho già avuto il meglio, e so quanto è raro.

C'è anche una cosa più tecnica. Su 21BJ eravamo in tre, e funzionava meglio di quanto sarebbe stato in due, perché il numero dispari sblocca le decisioni: quando non c'era accordo decideva la maggioranza, invece di restare fermi a 50 e 50. Il detto che gira è che il miglior team è un numero dispari di founder, e tre è troppi. Fa ridere perché la conclusione implicita è uno, che è esattamente dove sono finito.

Cosa mi permette di farlo adesso e non tre anni fa

L'AI, ma non per il motivo che dicono tutti.

Il racconto standard è "scrivo codice più veloce". Vero, ed è la parte meno interessante. Il vincolo che mi aveva ucciso in 21BJ non era il codice: era il team. Venti persone da coordinare, centinaia di call, la burocrazia, e un cofounder tecnico che non avevamo e che continuavamo a cercare mentre il tempo passava.

Nell'era pre AI un founder tecnico era obbligatorio. Quell'equazione oggi è cambiata, e non solo sul codice: l'AI come partner di lavoro sul marketing, sulla user acquisition e sulle automazioni è quello che mi permette di rifare una startup senza rifare il team. Ne ho scritto per esteso in l'AI ti fa costruire più veloce, non decidere meglio, perché c'è anche un rovescio.

Cosa ci ho perso, senza girarci intorno

Tre cose, e sono reali.

Il contraddittorio. Quando eravamo in tre, un'idea sbagliata veniva smontata in mezz'ora. Adesso può sopravvivere per settimane, perché nessuno la mette in discussione. Le contromisure che uso sono pubblicare il processo mentre succede e mettere una data di scadenza a ogni scommessa, ma sono surrogati e lo so.

Un tetto a quello che posso costruire. Da solo non rifarei mai un gioco 3D su Unreal Engine. Questo mi ha spinto verso prodotti più semplici, il che a volte è un bene e a volte è un limite. Vendere il limite come superpotere sarebbe disonesto.

La velocità nelle fasi in cui la direzione è già chiara. Quando sai cosa costruire, tre paia di mani battono un paio di mani, sempre. Il vantaggio del lavorare da solo sta tutto nella fase in cui non sai ancora cosa costruire.

Sui round, che è una cosa diversa

Lavorare da solo e non prendere soldi vengono spesso confusi. Non sono la stessa scelta e non hanno le stesse ragioni.

Sui round la mia posizione è meno drastica di quello che sembra. Raccogliere fondi è un lavoro a tempo pieno: l'ho fatto per due anni tra Londra, Parigi e mezza Europa, e non ha prodotto niente. Preferisco stare sul prodotto e sui primi utenti.

Ma non ho niente contro i VC. Con un investitore si cresce più in fretta, e non ho problemi a dirlo. Se punti a una startup che cresce a velocità altissima, non è nemmeno un'opzione: è obbligatorio.

Il punto è che far entrare un VC vuol dire avere in azienda delle persone che decidono insieme a te. Devi rispondere a loro, e a seconda della quota che hanno possono anche importi delle scelte. Io le mie cose voglio gestirmele in autonomia totale, senza rendere conto a nessuno, e il motivo per cui non li cerco è tutto qui.

Almeno per questa fase.

Come lavoro adesso

Le regole sono poche e derivano tutte da errori che ho pagato.

  1. Cerco persone che il problema ce l'hanno già. Se non le trovo, non parto.
  2. Ogni scommessa ha una data di scadenza, decisa all'inizio.
  3. Guardo chi torna la settimana dopo, non chi si registra.
  4. Tengo una base economica sotto i piedi.
  5. Niente call e niente consulenza.

La quarta è quella che mi è costata di più. Su 21BJ ci siamo buttati all in, i soldi personali sono finiti, e quando finiscono inizi a prendere decisioni peggiori. Oggi a chiunque direi di partire come side project.

L'ultima sembra una posa e invece è la lezione più concreta che ho. Di call ne ho fatte tra le trecento e le quattrocento per costruire un team che poi ho dovuto mandare a casa, e con i miei soci facevamo a gara a chi ne bucava di più.

Il risultato lo trovi nella pagina progetti: due prodotti attivi, un exit, due chiusure. Tutte con lo stesso spazio.

Domande frequenti

Consiglieresti a tutti di lavorare da soli?

No. Funziona se il tuo collo di bottiglia è il numero di decisioni da allineare. Se il tuo collo di bottiglia è una competenza che non hai, un socio è la risposta giusta e lavorare da solo ti rallenta soltanto.

Perché non cerchi un nuovo cofounder?

Perché con i miei due soci avevo una fiducia costruita in vent'anni di amicizia, e quel tipo di fiducia non si trova a un evento di networking. Non è che non voglia soci: è che so quanto è raro quello che ho avuto, e ricrearlo di corsa con una persona nuova mi sembra il modo più veloce per rovinare sia il progetto sia il rapporto.

Torneresti a lavorare in team?

Sì, in futuro mi piacerebbe. Al momento mi sono impuntato per farlo da solo, e c'è anche una sfida dietro: vedere quanto lontano si arriva restando una persona sola. Ma è la scelta di adesso, non un'identità.

Cosa usi per riuscire a fare tutto da solo?

Uno stack ridotto e molto ripetuto, più l'AI per la parte meccanica. Ne scrivo in il mio stack per lanciare un prodotto.

Guglielmo Vaccaro

Startupper e solopreneur. Costruisco prodotti da zero, da solo e senza investitori. Racconto il processo mentre succede, errori compresi.

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